"Le cose degli amici sono comuni" (Platone, Fedro)

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mercoledì, 28 maggio 2008
Non-prolissità


F. Nietzsche à la Simpson



«1.  Il mondo vero raggiungibile per il saggio, il pio, il virtuoso - egli vive in esso, egli stesso è questo mondo.
(La forma più antica dell'idea, relativamente accorta, semplice, persuasiva. Trascrizione del principio "Io, Platone, sono la verità").

«2. Il mondo vero, per ora irraggiungibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso ("al peccatore che fa penitenza").
(Progresso dell'idea: diventa più sottile, più pericolosa, più inafferrabile - diventa donna, diventa cristiana...).

«3. Il mondo vero, irraggiungibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo.
(In fondo l'antico sole, ma visto attraverso nebbia e scetticismo; l'idea diventata sublime, pallida, nordica, konigsberghiana).

«4. Il mondo vero - irraggiungibile? Comunque non raggiunto. E, in quanto non raggiunto, anche ignoto. Di conseguenza, inoltre, non consolante, salvifico, vincolante: a che potrebbe vincolarci qualcosa di ignoto?...
(Grigio mattino. Primo sbadiglio della ragione. Canto del gallo del positivismo).

«5. Il "mondo vero" - un'idea che non serve più a nulla, e non è più nemmeno vincolante - un'idea che è diventata inutile, superflua, di conseguenza anche un'idea confutata: eliminiamola!
(Giorno chiaro; prima colazione; ritorno del bon sens e della serenità; Platone rosso di vergogna; baccano indiavolato di tutti gli spiriti liberi).

«6. Abbiamo eliminato il mondo vero: quale mondo è rimasto? forse quello apparente?... Ma no! Insieme al mondo vero abbiamo eliminato anche il mondo apparente!
(Mezzogiorno; ora dell'ombra più corta; fine dell'errore più lungo; culmine dell'umanità; INCIPIT ZARATHUSTRA)



F. Nietzsche, Come il
«mondo vero» finì per diventare favola - Crepuscolo degli idoli


(Fab)

Postato da: Popinga a 10:31 | link | commenti
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