"Le cose degli amici sono comuni" (Platone, Fedro)

Eccogi

Utente: Popinga
Nome: Der Fabien und Der Mauren

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

oggi
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

Digos (10X Stefs!)


Heracleum blog & web tools
martedì, 29 luglio 2008
New Skin for the Old Ceremony


 

Rosarium Philosophorum



Il contrabbasso era amplificato un pò male, e la chitarra classica ogni tanto si sentiva così così.

L'organizzazione disastrosa, con un viavai forsennato di gente fino a trenta minuti dopo l'ora di inizio, ma questo è un dolo del Summer Festival e non certo dell'artista. Prezzi speculativi, praticamente già bagarinati all'origine, che fanno maledire ancora di più l'organizzazione approssimativa, che mio padre non s'è peritato di chiosare con una sequela continuativa di blasfemie.

Per il resto cosa dire di un concerto che è stato perfetto sotto ogni punto di vista?

Le luci e l'audio sono vere luci e vero suono.

Pubblico caldo e educato, internazionale e intelligente, che s'alza in piedi e si siede sempre nei momenti giusti.

La band è quella dei miei sogni, gli uomini con giacca e cravatta e cappello d'ordinanza, le signore meravigliose e adorne d'ogni grazia, in pratica una piccola società perfetta riunita per assistere il Grande Vecchio nel suo cerimoniale. Verrebbe voglia di unirsi al tour per godere della compagnia di ciascuno. Non m'era mai capitato che le personalità dei musicisti venissero fuori in modo così netto durante un concerto.

Il polistrumentista Dino Soldo, the master of wind, passa nel giro di due picosendi dalla armonica al piffero elettronico alle tastiere al sax alle backing vocals. Il bassista contrabbassista Roscoe Beck, our musical director, che mentre saluta il pubblico continua a suonare il contrabbasso con una mano sola. La collaboratrice Sharon Robinson, grande corista e impeccabile negli a solo.

Il batterista Rafael Bernardo Gayol, our timekeeper, più preciso di un chirurgo spinale, non strafà mai, sempre discretissimo, stende un tappeto ritmico di cui non s'intravedono la trama e l'ordito.

L'uomo dell'hammond, the impeccable Neil Larsen, anche lui tesse un accompagnamento subliminale, salvo poi regalarci attimi di liquida gioia psichedelica quando va in berserk.

Le due coriste, le sorelle Webb, la bionda e la bruna, le sublimi Charley e Hattie, meglio di Beauty e Reika di Daitarn III, due apparizioni angeliche. E difatti If it be your will lo fanno tutto da sole cantando e suonando arpa e chitarra. So che questa visione tornerà a visitarmi sul mio letto di morte.

I due chitarristi, due vecchi meravigliosi, il mandolinista – dodicicordista – chitarronista Javier Mas invasato dal Dio, il chitarrista elettrico Bob Metzger, our architect of the arpeggio, pulito oltre ogni dire coi suoi magnifici occhialini da presbite.

E poi c'è l'officiante della cerimonia, un anziano di 74 anni che ci regala due ore e mezzo di concerto piene con la voce dei tempi migliori – cioè questi. Spesso cantando s'inginocchia, s'inchina ai musicisti mentre li presenta più e più volte, entra ed esce dal palco zompettando come un folletto. In molti pezzi suona la chitarra, e addirittura, avendo licenziato tutti i musicisti tranne l'onnipresente e per l'occasione invisibile hammondista, si esibisce alla tastierina in Tower of Song accompagnato dalle Webb Sisters. E ci regala anche un apologo dal sapore inequivocabilmente Zen sul senso della vita.


Momenti di spicco:


Ma potrei anche prendere altre enne canzoni a caso e non cambierebbe assolutamente niente.


Nel finalissimo terzo encore tutti abbracciati a cantare a cappella Whither thou Goest, tranne l'organista-nostromo che dall'alto della sua postazione continua ad hammondare all'impiedi.



La recensione è da libro cuore ma è così.
Indimenticabile.



Fab

Postato da: Popinga a 15:50 | link | commenti (1)
leonard cohen, lucca summer festival 2008