"Le cose degli amici sono comuni" (Platone, Fedro)

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mercoledì, 23 luglio 2008
Dedalus sive Mechanicus

Quand'ero in seconda liceo, cioè in quarta superiore, insomma, da ragazzo, organizzarono in aula magna un bel convegno su Francesco Bacone, detto il Vermilinguo (o era il Verulamio?). Un relatore citò un passaggio che da allora non ho più dimenticato. E' tratto dal capitolo Dedalus sive Mechanicus del De Sapientia Veterum.

"Sunt enim artes mechanichae veluti usus ambigui, atque faciunt
et at nocumentum et at remedium, et fere virtus earum seipsam solvit et retexit."

"La tecnologia per dir così si presta ad un uso ambiguo, infatti essa ci dà tanto il male quanto il rimedio a questo stesso male, e si direbbe quasi che i suoi beneficii si neutralizzino e s'annullino da soli."

Vorrei soffermarmi un attimo sul "retexit". "Retexo" significa dis-tessere, disfare una tela, un tessuto. E' il termine tipico col quale si indica  il lavorio notturno di Penelope intenta a scucire il velo (Quasi Penelope telam retexens, Cicerone, Academica Priora).
E' incredibile quanto sia profetica questa frase di Bacone (1).
Quel che la tecnologia ci da' con una mano, ce lo toglie con l'altra.
Ci da' il cancro da polveri sottili e la cura del cancro; ci da' i condizionatori che fanno fresco nelle nostre stanze  e causano il riscaldamento globale; ci da' google e wikipedia che da una parte ci aiutano a ricordare  e dall'altra ci mangiano la memoria (2). Ciascuno può continuare al'infinito questa lista.

Ogni comodità superflua ci toglie energie, come dice Stephen King nell'Ombra dello Scorpione:
"Dacci delle macchine e delle moto per fare questo viaggio spirituale, Mother Abigail!"
"Invece no, andrete a piedi e dormirete sul duro."



Fab


(1) Lo stesso Bacone, che nonostante i suoi molteplici sforzi (il Novum Organum, l'Advancement of Learning) fu cosi' poco influente sullo sviluppo del metodo scientifico a causa della sua sottovalutazione della matematica. Paradossalmente, l'ermetista e mago John Dee fu molto piu' decisivo nella  nascita della scienza seicentesca grazie alle sue traduzioni delle opere di Euclide, secondo l'illuminante analisi di Frances Yates  (Theatrum Orbis, Nino Aragno editore).

(2) Platone lo scrisse (nel dialogo “Fedro”) nel quinto secolo avanti Cristo
a proposito della scrittura analogica, ed e' tanto piu' vero per l'odierna scrittura digitale, che e' ancora piu' facile.
      

Postato da: Popinga a 16:03 | link | commenti (2)
platone, stephen king, john dee, frances yates, francesco bacone