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2001
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"Se lo vogliamo, gran parte degli ecosistemi e delle specie attualmente esistenti potranno uscire dal tunnel. I mezzi esistono, e vengono già applicati a livello locale e nazionale in tutto il mondo, anche se sporadicamente. Lo sforzo in corso è lungi dall'essere adeguato a salvare il grosso delle specie che hanno raggiunto il livello critico. Ma intanto il processo ha preso avvio e ovunque nel mondo riceve comprensione, approvazione e sostegno. Il numero di nazioni indipendenti che s'impegnano a passare all'azione cresce rapidamente: nel 2002, 188 paesi avevano sottoscritto la Convenzione sulla Biodiversità decisa dieci anni prima al vertice di Rio. Gli Stati Uniti, ideologicamente isolazionisti su tutte le questioni ad eccezione del commercio, del turismo e dell'espansione della democrazia, erano e restano tuttora non firmatari, insieme ad Andorra, Brunei, Iraq, Somalia, Timor Est e Città del Vaticano."
(La Creazione, Edward O. Wilson - Adelphi, 2008)
Tirando le somme, per quanto ne so, abbiamo le seguenti mancate ratifiche:
- diritti dei disabili
- depenalizzazione del reato di omosessualità
- difesa della biodiversità
Se desiderate l'affossamento di qualche altra tematica di fondamentale importanza in discussione al Palazzo di Vetro, mandate una cartolina al Vaticano, ci sta che accettino il suggerimento.
Fab
In estate i raggi del sole delle 7 del mattino mi dicono buongiorno. i cornflakes, latte fresco (quanto è buono il latte rimasto dai corn flakes? è un piacere assoluto e totale), caffè, toeletta.
la radio, le notizie. morire in Spagna, dire stronzate al G8, la solita ricerca di studiosi inglesi che proprio non avevano di meglio da fare. l'ultimo che ricordo diceva che se vai d'accordo coi colleghi lavori meglio.
la bici, perchè pedalare porta consiglio e si può sentire la musica e pensare. a cosa?
-ho oltremodo sottovalutato i Perturbazione
-forse è il momento
-Ale ci farà una battuta
-a Fab faranno cagare perchè sono derivativi
-lei vorrà essere invitata o è solo che è la mia prima fan?
-far sentire i Perturbazione ad Ale il Cantante. la chiave è non urlare sempre e per forza. anzi.
-sembra Tricarico, cazzo.
-insana voglia di sentire i PJ e avere Vs. nelle orecchie.
-no, dico: Vs. Dissident è il mio pezzo preferito dei PJ assieme a Black da sempre ma un po' di più dopo l'ultimo concerto con Angelo e Filo. E' stato bello quel momento lì.
-devo cominciare il laboratorio e avrò letto sì e no tre poesie di Majakowskji
-meglio Diabolik d'annata
-devo trovare il tempo di acquistare l'overdrive Ibanez.
soprattutto al fatto che per tutto questo ho rinunciato a molto di più, forse. a ciò che per molti è più importante. avrò fatto bene?
PROPIZIA E' PERSEVERANZA, ecco il tatuaggio da fare.
vero Fab? ; )
La band procede
ci chiameremo, assai probabilmente, Ultimo Tram
Mau
"Occorrerà rassegnarsi a questo: che la letteratura non ostenta, non ha mai ostentato segni di riconoscimento. La migliore verifica sperimentale, se non l'unica, a cui la si può sottoporre è quella suggerita da Housman: se una sequenza di parole, pronunciate silenziosamente mentre il rasoio scorre la mattina sulla pelle, fa drizzare i peli della barba, mentre “un brivido scorre lungo la spina dorsale”. E non si tratta certo di riduzionismo fisiologico. Colui che rammemora un verso mentre si rade subisce quel rabbrividimento, quell'”orripilazione”, romaharsa, che sopravviene in Arjuna davanti alla soverchiante epifania di Krsna nella Bhagavad Gita. E si dovrebbe piuttosto tradurre “felicità dei peli”, perché harsa significa “felicità”, oltre che “erezione” sessuale. Così vuole una lingua come il sancrito, che non ama l'esplicito, ma sottintende che tutto sia sessuale. Quanto a Baudelaire, era fiero che Hugo avesse percepito nei suoi versi “un brivido nuovo”. Come riconoscere, altrimenti, la poesia - e il suo scarto rispetto a ciò che già esiste? Qualcosa accade, che Coomaraswamy definì “la scossa estetica” (in "il grande brivido - saggi di simbolica e arte", cap. 7, ovviamente Adelphi, ndFab). La sua natura non cambia – che si tratti dell'apparizione di un dio o di una sequenza di parole. A questo induce la poesia: a vedere ciò che altrimenti non si vedrebbe, attraverso ciò che mai prima si è udito."
(Roberto Calasso, La letteratura e gli dei, Adelphi 2001)
"La poesia è caratterizzata da un diverso linguaggio, nel quale le parole sono sì le medesime di quello pratico, ma ordinate ad un fine diverso. Nella poesia le parole non sono immediatamente sostituite dal loro senso, non si esauriscono nel frutto e nella comprensione, ma rimangono, per dir così, nel nostro conoscere, senza estinguersi nel conoscibile. Gli indiani formularono, a questo proposito, la dottrina dello dhvani o risonanza. La vera poesia, secondo questa teoria, sta in un nuovo senso o valore che assumono le parole, completamente diverso dai due sensi letterale (o storico) e metaforico. «Il senso poetico (dice Anandavardhana) è altro da quello convenzionale e risplende nelle parole dei grandi poeti, diverso da tutte le parti conosciute, così come la grazia nelle donne.» Questo nuovo senso, irriducibile com'è a quello letterale, non può tuttavia manifestarsi senza di esso, ma su di esso, per così dire, si appoggia. Non dissimilmente, si potrebbe dire che anche la parola degli autentici testi religiosi è differente da quella pratica. In essa il senso storico o letterale, tuttavia presente, ci illude di continuo, per rifrangersi, nel divenire storico, in una moltitudine di significati che non permettono mai di identificare con certezza il nucleo centrale. Le infinite speculazioni etimologiche, simboliche, ecc., di cui è fatta oggetto, in oriente e in occidente, la parola religiosa, sono in gran parte dettate proprio da questa coscienza della sua inesauribile ricchezza. Questo suo carattere fu ben visto dagli indiani. L'idea di Kautsa, che negava che i Veda stessi, non creati da uomo, avessero un senso, si ricongiunge idealmente colla tesi opposta, che cioè la scrittura ha di fatto sensi infiniti, discoperti via via dallo sforzo degli interpreti e dei devoti."
(Raniero Gnoli, dall'introduzione alla Bhagavadgita della Utet, di cui è traduttore e curatore. Edizione notevolissima perché riporta il commento al testo del maestro del tantrismo kashmiro dell'XI secolo Abhinavagupta)
E infine una definizione in filigrana. L'autore parla di Daniel Schreber, ex presidente del Senato di Dresda, e del suo libro "Confessioni di un malato di nervi".
(anch'esso edito da Adelphi; di più, il romanzo del 1974 di Calasso "L'impuro folle" parla proprio di Schreber)
"I mezzi linguistici di cui disponeva sembrano fatti apposta per la descrizione di una costruzione intellettuale così singolare; egli se ne serve per porre in evidenza un numero di elementi tale, che nulla di essenziale resta in ombra. Egli parla a difesa, e fortunatamente non è un poeta: lo si può quindi seguire per ogni dove, pur senza perdere mai le proprie difese contro di lui."
(Elias Canetti, Massa e Potere, Adelphi 1981)
Fab