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Il pezzo di tricarico lo scrivevo anch'io ma ieri sera il Mago Forrest l'ha reso interessante giocandoci in maniera egregia.
Un pezzo di mimo, la striscia di luci rosse lungo cui camminare in disequilibrio, lo scheletro d'ombrello che il vento porta via e (ci) fa sballottare, la sagoma di Steve McQueen.
Un momento di pura poesia visiva, grazie.
io rivoglio i Massimo Volume
il basso e la Bassa di Mimì coi suoi davanzali in cui non va
rivoglio i Massimo Volume al Tunnel
rivoglio Leo e il Toro. rivoglio Egle e la batterista donna. Amo le batteriste!
voglio che tutti sappiano che "parto dalla linea della bocca e riscostruisco il tuo volto senza riuscire a trattenerlo e un'onda arriva distrugge il mio lavoro nella merda lieve mi ritrovo mi muovo"
è di Mimì. però tanto non lo consceva un cazzo di nessuno. niente crediti.
Mimì lavapiatti. Mimì papà. Mimì a Bombay.
"Da Qui" comprato a Viterbo al militare. che ci facevamo là?
Rivoglio quel momento, la stretta di mano e Mimì che mi dice "siamo dei cazzoni"
Rivoglio tutto quanto al tempo giusto ma sempre col volume al massimo
sulle prime sembra assurdo questo nome per voi, poi capisci.
Il senatore Di Gregorio ha, per partito preso mio, tutto il disprezzo di cui sono capace. è una questione scioccamente lombrosiana, una mia debolezza. Poi quando uno arriva da Porta a Porta dicendo che da "buon meridionale" è un gran ghiottone.... odio questo luogo comune che reputo falsissimo. non cambierei un Knoedel, un apfleknoedel, uno speck con patate e uova sui monti per nessuna sopravvalutatissima pizza né mozarella.
però lui lo mettono alla gogna virtuale con un attacco d'ipocrisia che mi fa schifo. ho la nausea perchè Di Gregorio è stato pagato per passare al centro destra esattamente come centinaia di altre persone!
perchè fanno le educande queste mezze calzette?
Ex bombaroli (o BOMBAROLE, vero Tiziana???????) che saltano la barricata, passano al nemico in un amen e se gli chiedi perchè rispondono giulivi
20.000 euro al mese.
hanno vintoi.
ieri sera neil Young ha incantato uno dei pubblici più caldi che mai abbia sentito. col suo essere ghiaccio e fuoco ha separato le anime, quella acustica intima e vellutata e quella acida, elettrica, sciamanica.
dietro di lui un pittore mette su tela le note, ci scrive i titoli. un'emozione in più, come se mancasse giusto l'occhio e un orizzonte espanso.
neil è un bisonte lisergico, un padre silenzioso e autoritario, un uomo timido e fragile. un dio del rock.
jouney through the past è un po' velocina e mi eprdo l'intensità, a man needs a maid piano e organo vola altissima, old man è eterna, dont'l let the bring you down è quella che ricordavi. passa veloce il non tempo e si passa alla fase che più amo.
la prateria di feedback si offre desnuda e lascia sfilare le meravigliose down by the river che fa tremare gli arcimboldi ed è bellissima con quell'inciso efficacissimo, mr soul è un terremoto di vibrazioni, oh lonesome me e the believer mi fanno morire di gioia e cinnamon girl sembra scritta ieri.
bello il palco colorato, il piano dipinto, il pittore pazzo e le luci zuccherine che danno un senso di festa.
neil young, minchia, neil young
enjoy.http://www.flickr.com/photos/kakoclick/2283143869/in/set-72157603959592982/
MASSA CARRARA - Ricordate Corrado Orrico? Lo «zonarolo», il teorico della «gabbia». Insomma, la risposta interista ad Arrigo Sacchi vive, come dice lui, «con uno stipendio da operaio, ma da operaio specializzato e questo mi fa essere più in sintonia con il partito che ho sempre votato, fin da ragazzo». L'ex tecnico dell'Inter di Pellegrini, oggi disoccupato, ha messo in vendita la sua tenuta con villa a Volpara (Massa Carrara). «Costa troppo mantenerla» spiega. «La decisione di vendere la tenuta - continua il tecnico - è stata presa già due anni fa. Non ho debiti, ma vivo con la pensione da operaio e non basta per poter continuare a gestire quella proprietà. È una decisione presa in ambito familiare, che riguarda il futuro».
La notizia è stata riportata dal quotidiano Il Tirreno. Orrico, classe 1940, salì agli onori della cronaca nella stagione '91-'92, quando fu chiamato a Milano, sponda interista, per sostituire Giovanni Trapattoni, sulla scia dell'exploit dell'anno prima con la Lucchese, che aveva portato a un passo dalla massima serie. La stagione scorsa la sua ultima apparizione, sulla panchina della Carrarese da cui si è dimesso.
Dei soldi dei periodi d’oro, Orrico rimpiange solo il fatto che «con il denaro si possono acquistare molti libri. Per il resto - dice sempre al Tirreno - ho poche esigenze, quello che mangio me lo coltivo da solo».


Mirna Apocalisse 24/04, dal 16 al 20 febbraio 2008.
Teatro Libero
Il libro che vorrei regalare a tutti gli amici e a tutti i nemici (ne avessi). quello che prende le tue radici e le dipana come una cartina geografica. questo libro è come tornare indietro e rivedere un film con una coscienza tutta nuova. stesse immagini, stsse parole ma con ben altri occhi. i momenti delle Scritture affrontati per quello che sono: riflessioni; quelle stesse che poi ti porti dietro. Ma il bello, ripeto, è proprio quel senso di riaffrontare un passo che si credeva conosciuto e che invece svela spunti giganti e meravigliosamente quotidiani.![]()
come quando rivedi l'impero colpisce ancora e sai che da bimbo amavi ma non potevi apprezzare sul serio. ora, invece è tutto un po' più chiaro e affascinante.
"gioco perverso di chi ha già perso"
ma voi il fondo non sapete che cosa cazzo sia, davvero.
Pietà, per l'amor di dio, pietà.
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Ribellarsi all'indecenza di una prassi che chiede alla vittima di presentarsi in caserma per avviare una pur minima indagine
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Caro Schiavi, sono un cittadino milanese di 38 anni e da alcuni giorni ho consigliato alla mia famiglia il coprifuoco. Se vi domandate il perché la risposta è semplice: criminalità. Mia madre, 76 anni, è stata aggredita da un giovane maghrebino che l'ha colpita più volte alla testa con una tenaglia con la quale stava tentando di rubare una bicicletta. L'ha visto mentre rincasava che cercava di tagliare la catena che teneva la bici al palo. Avendo un normale spirito civile, mia madre ha chiesto al presunto ladro se la bici era la sua. La reazione è stata impressionante. L'uomo l'ha guardata, bloccata contro il muro e colpita sulla testa con la tenaglia che aveva in mano. Ha colpito con forza e violenza bestiale. Mia madre ha urlato: ma nessuno sente, nessuno si ferma in suo aiuto. Sono le 20.10 di venerdì. Una strada residenziale tra viale Zara e via Melchiorre Gioia, nei pressi del consolato del Marocco. Mia madre alza un braccio per cercare di difendersi, ma un colpo le spezza un dito. Dalla testa inizia a perdere sangue, molto sangue. L'aggressore la abbandona e se ne torna forse a rubare la bici. Mia madre sempre da sola si rialza e si incammina barcollante, insanguinata e confusa verso casa, che dista solo poche decine di metri. Nessuno l'aiuta finché non varca la porta. La portiamo subito al pronto soccorso in centro dove viene curata da medici ed infermieri efficienti, ma dove non è possibile fare denuncia perché l'ufficio di polizia è chiuso e l'ufficiale chissà dov'è, mentre nel frattempo una degente viene aggredita nei bagni e derubata del cellulare. Sono in piedi smarrito e confuso; sospirando mi appoggio a una parete. La sala d'attesa è infatti occupata per la notte da senzatetto e ubriachi. Guardo l'ora: è mezzanotte in una surreale Milano. Mia madre ora convive con gli incubi e per me si è dissolta la vecchia immagine della mia città: questa è una Milano decadente e abbandonata al suo destino, dove la civiltà sta lasciando il posto all'arroganza e all'anarchia. Come è possibile che si possa quasi uccidere una persona per una bici? A Milano nel 2008 si può rischiare di morire per civiltà? La polizia alza le braccia e dice: «Eh sa, c'è il consolato marocchino lì vicino...». E per fare la denuncia mia madre dovrà aspettare di riprendersi per poter andare di persona in questura... Amici e conoscenti mi narrano di furti e scippi continui, mentre la droga scorre a fiumi tra i ventenni. Sa cosa mi dice qualcuno? Che non ti devi immischiare, devi far finta di non vedere: gira la testa dall'altra parte. Ma questo è perdere il diritto di cittadinanza, significa sottomettersi a un potere altro, che non conosco e non ho richiesto. Lentamente la nostra Milano si trasforma in un luogo di degrado e senza legge. E le nostre aziende cosa fanno? Per essere più competitive danno lavoro a stranieri irregolari pagati in nero. Ma chi è l'irregolare? L'azienda o lo straniero? Domande, come ha scritto ieri il Corriere. Il Comune sta dimenticando i suoi cittadini? È possibile avere un controllo preventivo, vedere magari ogni tanto qualche volante che perlustra le vie tanto per poter dire «ci sono»? Potrebbero proporre un dialogo costruttivo con gli stranieri? O preferiscono farci credere che gli irregolari non esistano? Nell'attesa, restiamo chiusi in casa di sera. Serriamo bene gli infissi. È coprifuoco.
Pietro Tofanetti Caro Tofanetti, in attesa che il questore e il sindaco di questa città si facciano vivi con sua madre per raccogliere la denuncia e portare il calore della solidarietà, noi ci sentiamo in imbarazzo per il disagio e la solitudine nella quale si può trovare un cittadino che fa il suo dovere. Senza clamore mediatico il caso di una donna che rischia la vita per una bicicletta può diventare un fatto di normale routine che la polizia archivia con un'alzata di spalle e Milano mette nel conto dei rischi possibili. Non è giusto, per lei, per noi, per tutti quelli che credono nel senso civico e fanno della legalità un punto fermo da difendere. Bisogna ribellarsi all'indecenza di una prassi che chiede alla vittima di presentarsi in caserma per avviare una pur minima indagine (non potevano andare gli agenti a casa sua o nell'ospedale dove è stata ricucita dalle ferite con quaranta punti) e all'assuefazione strisciante alla violenza di strada che può essere rapina, stupro, aggressione. Non è certamente il coprifuoco la soluzione migliore, ma purtroppo in certi quartieri di Milano è vero che la sera ci si barrica in casa, perché in strada ci sono spaccio, prostituzione, delinquenza. E in gran parte la manovalanza è composta da immigrati. A quell'immagine che lei vede dissolta di Milano però ce n'è una che resiste; è quella delle persone come sua madre, generazione di solidi principi e di civismo d'altri tempi: ci ricordano che il buon cittadino va difeso, tutelato, aiutato. E che qualche volante in più nelle strade per i controlli non è un optional, ma una necessità. Non fa immagine come l'Expo, ma ci darebbe qualche garanzia in più.
Giangiacomo Schiavi
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